Salmo 67


A chi presiede. Con strumenti a corda. Salmo canto.
Dio abbia pietà di noi e ci benedica
faccia splendere il suo volto su di noi.
Perché si conosca in terra la tua via,
fra tutte le genti la tua salvezza.
Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Si rallegrino ed esultino le genti,
perché tu giudichi il mondo con equità
governi le nazioni sulla terra.
Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
La terra ha prodotto i suoi frutti:
ci benedica Dio, il nostro Dio.
Ci benedica Dio,
lo temano tutti i confini della terra

Questo Salmo è stato trovato negli scavi della sinagoga di Ben Ezra che sorge a sud della città vecchia del Cairo. Nello stesso territorio di Gizah vivevano gli Israeliti al tempo della diciannovesima dinastia egiziana, sotto il regno del faraone Meneptah. Nella città di Gizah Mosè pregava. Prima di lasciare l’Egitto pregò un’ultima volta, lasciando le tracce incancellabili della sua esistenza in Egitto. Queste tracce furono ritrovate, al tempo del re babilonese Nabucodonosor, dagli Israeliti, quando, sotto la guida del profeta Geremia, tornarono nel paese. Essi costruirono, presso Gizah, una sinagoga dedicata al nome di Geremia. Sembra che da allora sia sempre esistito un quartiere israelita attorno a questa antica sinagoga, detta del rabbino Abraham ben Ezra. Una tradizione dice che nelle vicinanze, in quella che oggi è la cripta della chiesa di Abu Serga, si rifugiarono Maria, Giuseppe e Gesù per sfuggire alla strage degli innocenti voluta dal re Erode.
Storici spagnoli del Medioevo ci hanno lasciato scritti che comprovano l’esistenza della sinagoga di Ezra lo Scriba. Fra gli altri lo storico El Makrizi, del XIV secolo, nella sua opera “Khetat” dice di aver trovato in questa sinagoga il posto dove Ezra lo Scriba depositò l’antica Torah.
Questa sinagoga fu devastata dai Romani quando conquistarono l’Egitto nell’anno 30 a.Ch.. Secoli dopo il terreno fu concesso dagli Arabi ai copti che vi costruirono la chiesa dell’Angelo Gabriele. Nel 1115 il grande Rabbino Abraham Ben Ezra venne da Gerusalemme in Egitto e si rese conto che il luogo della chiesa era quello dove anticamente Mosè e Geremia avevano pregato. Ottenne dal patriarca Alexandro 56° la restituzione del terreno agli Israeliti, dietro versamento di un tributo, e ricostruì la Sinagoga che ancora porta il suo nome.
Solo nel 1894 lo storico americano Prof. Schichter scoprì, scavando in questa sinagoga, la Ghenizah che racchiudeva, tra l’altro, la vecchia Torah: questo prova innegabilmente che si tratta dell’antica Sinagoga di Geremia.
Tra le antichità venute alla luce in seguito agli scavi nella Sinagoga di Ben Ezra si trova anche un disegno, su pelle di cervo, del candelabro a sette braccia che riporta i versi del Salmo 67. Questo dimostra la grande antichità del Salmo.

Nella Biblioteca Comunale di Mantova, nel manoscritto ebraico 90, c22r, si può ammirare il testo del Salmo 67 riportato in eleganti caratteri all’interno del disegno di una menorah. Escludendo il primo verso, che è introduttivo, il Salmo è composto di sette versi, che corrispondono ai sette bracci della menorah. Il primo verso è riportato sopra le fiammelle accese, dopo il versetto 10 del salmo 36: Perché presso di te è la sorgente della vita, e nella tua luce noi vediamo luce. Nel piedestallo sono scritti i cinque nomi divini, sotto la benedizione: Benedetto il nome della gloria del suo regno per sempre e in eterno.
Quest’immagine del Salmo adattato ai bracci di una menorah si presta a una doppia interpretazione, una devozionale e l’altra cabbalistica.
Il primo livello di significato è chiarito dal testo che introduce la figura: “Chiunque osservi ogni giorno questo Salmo, disegnato in forma di menorah, troverà grazia e comprensione agli occhi di Dio. Chi poi lo reciti ogni giorno al sorgere del sole sarà indenne da disgrazie e avrà gli stessi meriti di chi accenda lumi in sinagoga, come è detto in Proverbi 6,23 : Poiché il precetto è una lampada e l’insegnamento una luce … “.
Un più profondo significato mistico del Salmo è comprensibile solo ai cabbalisti: per cogliere il valore cabbalistico bisogna analizzare i nomi divini scritti nel piedistallo della menorah, nomi ottenuti scomponendo le consonanti del versetto biblico 49,18 di Genesi. Questi appellativi erano usati da mistici per meditare sulla sefirah binah (la Madre).
Anche le annotazioni inserite tra base e bracci del candelabro hanno origine cabalistica: le lettere finali degli ultimi tre versetti (mem tzade waw) e dei primi tre versetti (he kaf mem) hanno un valore numerico che corrisponde a quello delle parole qol e Adonay, ovvero “voce del Signore”. Accanto a questi termini è annotato il nome divino Yah, che si ottiene con la lettera iniziale e quella finale del verso mediano del Salmo. Inoltre il nome divino (alef lamed iod), ricavato dalle iniziali dei primi tre versetti e degli ultimi tre, ha valore numerico complessivo 72 a allude quindi a uno degli appellativi segreti più potenti del Dio d’Israele.
La rappresentazione del Salmo 67 qui sopra riprodotta si trova in una pergamena acquistata a Pitigliano e donata all’A.E.C. Essa presenta una decorazione moderna, opera dell’artista Even Caredio, che lavora in una bottega di Siena.
Non si sa quando e da chi il Salmo sia stato scritto, ma secondo gli studi della scuola di Ebraico biblico dell’A.E.C. di Romagna, sembra essere stato scritto appositamente per il candelabro. Uno dei motivi che fa pensare a questo è la simmetria dei versetti 4 e 6, corrispondenti ai bracci interni della Menorah, che fiancheggiano il versetto centrale , prolungato anche nel piedestallo. La nostra scuola continua lo studio di questo Salmo alla ricerca di nuova documentazione.
In uno shivviti (parola che significa scritto propiziatorio e si trova nel Salmo 16,8) del Catalogo stampato in occasione della mostra Midor Ledor (Di generazione in generazione) tenuta all’Abbazia di Praglia nel 1989, è rappresentato più volte il Salmo 67 nel Candelabro a sette braccia, arricchito da altre scritte.

(Liberamente tratto da Giulio Busi, Qabbalah visiva, dove l’autore affronta per la prima volta la storia del disegno mistico nella tradizione ebraica).